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Pittore piemontese, studiò all'Accademia Albertina
di Torino (1896 - 1903) partendo come scultore (con i modi
di Leonardo Bistolfi). Fu poi allievo di Gilardi, Grosso,
Gaidano e Tavernier. Abbandonò presto lo stile accademico,
influenzato in particolar modo da Segantini e dal divisionismo
in generale, che mai abbandonò. Nel 1902 fece un
viaggio in Svizzera e fu attratto soprattutto dal Segantini
visto a St. Moritz.
Spirito irrequieto e tormentato (morirà suicida,
sconvolto per la morte della madre), amò la montagna,
la natura, la luce, il sole. Predilesse quindi il paesaggio,
anche se non gli fu estranea la figura (Autoritratto al
ruscello) ripresa da Pelliza da Volpedo suo sodale. A Parigi
incontrò Zola e frequentò Medardo Rosso.

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Matteo
Olivero
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(Acceglio
1879 - Verzuolo 1932)
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Paesaggio
montano
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Espose
molto sia a Torino, che a Venezia (1905, 1912, 1920, 1926),
Roma e Milano, ma anche a Bruxelles, Grenoble, Monaco
di Baviera, Buenos Aires, Angers (1907), Parigi (1910
- 1912).
Nel 1905 si trasferì a Saluzzo, che diverrà
la sua città di adozione, e che gli dedicherà
numerose mostre, una personale nel 1921, e delle retrospettive
nel 1933, 1950, 1970 e 1994. A Saluzzo è conservato
il suo archivio, con molti dipinti ed oggetti.

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