Segantini Giovanni

(Arco/Trento 1858 – Schafberg 1899)


Rimasto orfano giovanissimo trascorse la sua infanzia disordinatamente ad Arco. A Milano fu rinchiuso per qualche anno in un istituto (1870-’73). Si iscriverà poi a Brera, dove conobbe alcune fra le personalità più importanti della scapigliatura lombarda (fu profondamente legato al Mentessi ed a Emilio Longoni). Del 1878 è la prima opera il “Coro di S. Antonio”, ancora legata alla tradizione naturalistica lombarda. Fu soprattutto grazie ai fratelli Grubicy, famosi mercanti d’arte, che il Segantini poté dedicarsi attivamente alla pittura: fu Vittore Grubicy, vero e proprio mecenate (e talvolta anche “sfruttatore”), a dare a Segantini un vitalizio mensile, con il quale si poté permettere di trasferirsi sul finire del 1881 in Brianza. Qui rimase fino all’86.

La conoscenza di artisti come Millet e Mauve lo portò ad una sorta di esaltazione di valori umili ed idilliaci della vita: Ave Maria a trasbordo (1883), la Tosatura delle pecore, Alla stanga (medaglia d’oro all’Esposizione Universale di Amsterdam 1886), che è il quadro più famoso del periodo brianzolo: “Una sorta di incarnazioni senza eguali dell’epopea della vita contadina, della sua bellezza e della sua miseria” (Quinsac).
Ricordi di Antonio Fontanesi, ma anche di scapigliati lombardi, si intrecciano con esperienze internazionali, con qualche assonanza anche con Ensor, Munch, Van Gogh. È l’inizio verso una pittura divisionistica: la tavolozza è più chiara, la separazione tra la luce e il colore si fa più incisiva.

Nel 1886 si trasferisce a Savognin nel Grigioni; qui dal ’94 si dedica completamente al divisionismo, con accostamenti puri di colore sulla tela: Vacche all’abbeveratoio (1887), Le due madri (1889), Ritorno all’ovile sono un’interpretazione lirica del mondo alpestre, una ricerca di luce, di verità interiore, mediante una tecnica pittorica che lo portò ad una ricerca cristallina delle bellezze della natura delle montagne, dell’acqua: un accostamento religiosamente laico, una sorta di preraffaellismo, preludio ad una svolta simbolista (Il frutto dell’amore). Sarà questo il periodo più celebre del Segantini, importante soprattutto per la ricerca mistica e panteistica della natura e per la nietzschiana ricerca del sublime.