Rossi Luigi

(Lugano/Cassarate 1853 – Biolda/Tesserete 1923)


Luganese, Luigi Rossi, il cui padrino di battesimo fu nientemeno che Carlo Cattaneo, si trasferirà ancor bambino (a tre anni) a Milano. Ad undici anni è già iscritto a Brera, allievo del Bertini, insieme al Bazzarro e a Tallone, e soprattutto di Carlo Mancini.
I suoi sono paesaggi all’aperto (eseguiti insieme ad Eugenio Gignous) e quadretti di genere: Questua infruttuosa (1871), In assenza del padrone (1872). E proprio in questi anni si trasferirà per un periodo con la famiglia nell’Astigiano. Potrà quindi entrare in contatto con la pittura di Leonardo Bistolfi e Marco Calderini.
Luigi Rossi nel 1878, ormai di nuovo a Milano, conosce il successo: il suo ” Ritorno al paese natio” non fu premiato col principe Umberto solo perché il pittore conservava la nazionalità svizzera.

I suoi quadri, fin d’allora, sono legati a momenti di vita rustica e familiare (La culla, La polenta, eseguiti in Val Verzasca).
Periodo chiave fu la tappa parigina (1884-88), dove illustrerà libri di Daudet (Tartarin sur Les Alpes (1885), Sapho (1887), di Loti (Madame Chrysantème (1887), di Prévost, di Chateaubriand, di Keller e di Rambert.

Nel 1888 è di nuovo a Milano, a contatto con il mondo scapigliato della Famiglia artistica e della Patriottica; frequenta infatti gli ambienti pittorici e culturali locali, amico del Grubicy, del Mentessi, del Morbelli, di Giacomo Puccini, di Arrigo e Camillo Boito. Nel 1891 con il giornalista Giorgio Molli compie un viaggio in Sicilia: molti i paesaggi, magari eseguiti poi a memoria nello studio milanese, e le impressioni. Il viaggio in Sicilia fu pure ispirazione per l’illustrazione, insieme all’amico Luigi Conconi, cremoniano, delle pastorali di Longo Sofista Daphnis et Chloé.

Amico fraterno di Gian Pietro Lucini, poeta e critico simbolista, si fa partecipe di “un simbolismo vigoroso e talvolta anche sognante” (Bossaglia). Nascono così quadri come “Temporale in montagna. (1892), Rêves de Jeunesse, (1894) (si notano qui contatti con la pittura svizzera e con Hodler in particolare), il Mosto (1898), ritenuta la sua opera migliore. Non fu estraneo neppure al liberty (Donna, dei fichi, Genzianella).
Fu un pittore sociale, interessato alla realtà contadina, vicino ad Augusto Osimo e Giuseppe Mentessi. Insegnò nelle scuole dell’Umanitaria (1902-1912), collaborò al giornale pacifista “Giù le armi”. Nel 1911 si iscrisse al sodalizio degli acquarellisti lombardi. Nel 1921, alla Galleria Pesaro di Milano, si tenne un’importante mostra antologica del pittore.