Dell’Orto Uberto

(Milano 1848 – ivi 1895)


Rimasto orfano in tenera età di entrambi i genitori, Uberto Dell’Orto, di agiata famiglia milanese, intraprese gli studi di ingegnere. A vent’anni si avvicina alla pittura per diletto, attratto anche dal paesaggio svizzero. Amico e allievo del pittore Gian Battista Lelli, va con lui a dipingere in montagna. Potè, grazie alle facoltà economiche, soggiornare per studio a Napoli e a Capri, dove assimilò certi dettami della pittura napoletana soprattutto nel modo di integrare la luce e “il senso della pittura en plein air, riceve una forte conferma dall’esperienza napoletana che abitua Dell’Orto all’osservazione dell’elemento quotidiano e dimesso della vita, all’individuazione in esso del motivo pittorico, al bello, insito nel plebeo, nel selvaggio, nella realtà più umile” (F. Monteforte).
Dai contatti con questa pittura nasce anche quel fare pittorico a macchie tipico della scuola di Resina.

Nel 1874 è allievo di Eleuterio Pagliano e frequenta i corsi dell’Accademia di Brera. Espone a Milano (1881), Genova (1892), Napoli (1887), Torino (1881), Venezia (Ia Biennale 1895), Monaco (1889), Berlino (1891). Fu attratto, come molti pittori (Mosè Bianchi, Domenico Morelli, Alberto Rossi, Alberto Pasini) dal mondo orientale. Fece con Sallustio Ferrari, Pompeo Mariani e altri un viaggio in Egitto, nel 1881-1882. Lo interessò molto il fare pittorico di Eugenio Gignous e di Filippo Carcano.
Vicino alla scapigliatura soprattutto nel dipingere ritratti, principalmente quelli all’acquarello. Fu attratto comunque anche dalla pittura macchiaiola. Fece parte dei classici sodalizi lombardi come la “Famiglia artistica” e la “Società patriottica”.
Trattò con disinvoltura l’incisione (che poi abbandonò), l’acquarello, l’olio. Soprattuto nel paesaggio Dell’Orto dimostrò, nonostante la conversione tardiva alla pittura, autentica maestria, sicuramente, anche per le ricerche luministiche e lo studio dal vero, dimostrandosi così uno dei più validi pittori lombardi di fine Ottocento.