Cavalleri Vittorio

(Torino 1860 – Ivi 1938)


Iniziò come commerciante di stoffe, frequentò poi l’Accademia Albertina di Torino. Fu allievo di Gamba, Gastaldi, Giani, Gilardi, San Pietro. La sua prima ispirazione gli derivò da Millet (La zappa abbandonata). Lavorò soprattutto come paesaggista anche se non disdegnò la pittura di genere, trattò invece meno frequentemente il ritratto. Il suo fare artistico si dipana tra naturalismo ed impressionismo.
Pittore di successo, socio onorario della Accademia Albertina di Torino e di quella di Milano, fu sempre interessato alla luce, esperienza che lo portò poi ad un larvato simbolismo. Il suo percorso artistico fu costellato da numerose ricerche che lo indirizzarono al verismo, al divisionismo, al simbolismo.

Espose molto, sia a Torino, che nelle principali esposizioni italiane ed estere. Vinse anche numerose medaglie, con “Turbine” e “Sogno d’amore”, si aggiudicò delle medaglie d’oro ai Salons parigini.
Fu autore di soggetti religiosi (nel Santuario d’Oropa si trovano La pace, La guerra, Fedeli). Nel 1898 partecipò all’esposizione d’arte sacra di Torino con un quadro molto grande: “Veduta della Palestina”. Decorò insieme all’allievo Mario Gachet (con cui si era trasferito nella campagna torinese) la chiesa di Frabosa Serro.
Tra le sue numerose personali si ricordano quelle del 1952 e 1963 (con 94 opere) tenute a Torino.