Bossoli Carlo

(Lugano 1815 – Torino 1884)


Luganese, nasce nel 1815;
ancor bambino (verso il 1820) si trasferì con la famiglia a Odessa in Russia. Impiegato in una libreria acquisì l’interesse per il disegno copiando numerose stampe. Queste prime esperienze saranno fondamentali, come pure fondamentale sarà il suo apprendistato presso un pittore scenografo; qui imparò a dipingere quelle vedute di paesaggi, quei panorami, che trattò poi per tutta la vita.
Tra il ’31 e il ’40 è il suo primo viaggio in Italia, Roma soprattutto, Napoli e Milano. Dopo un nuovo soggiorno in Crimea si trasferì a Milano (1844-1853) dove assistette alle Cinque Giornate (dipingendone vari episodi). Nel 1850 è in Inghilterra e in Scozia. Costretto dal governo austriaco a lasciare Milano, terrà dimora a Torino (1853-1884). Nel ’48-’49 aveva soggiornato nella nativa Lugano dov’è sepolto.
Divenne poi pittore delle campagne risorgimentali del 1859-’60-’61, per incarico del “Times” e del principe Eugenio di Savoia Carignano. Di persona sui campi di battaglia, ne trasse centinaia di quadri, bozzetti, schizzi.

Pittore rinomato, ottenne vari consensi (Album delle Illustrazioni di Crimea, 1855). Viaggiò per tutta Europa, fu in Marocco, dimorò, dipingendo moltissimo, alla corte della Regina Vittoria (1856) e per l’imperatrice Eugenia, moglie di Napoleone III, eseguì tempere con vedute di Spagna. Le sue tempere (paesaggi, vedute urbane, cronache militari) si caratterizzano sia per una ricerca minuta del vero, sia per gli effetti cromatici, scenici, atmosferici, il tutto trattato con abilità e particolare dovizia. Alcune volte ci offre autentici capolavori come Via Dora Grossa nel giorno del Corpus Domini (1847); altre volte è più statico, ma sempre brillante.
Poco si accorse di quello che lo circondava nel campo artistico europeo, l’impressionismo non lo toccò minimamente. Semmai un influsso l’ebbe dagli acquarellisti inglesi. Ad ogni modo resta, nel panorama artistico dell’Ottocento, un artista isolato, poco incline ad una maturazione stilistica; ma comunque, come nota il Bernardi, ebbe la “funzione di un reporter di altissima classe, di un diligente cronista come un lirico interprete”.