Belloni Giorgio

(Codogno 1861 – Azzano di Mezzegra 1944)

Di famiglia benestante, poté frequentare l’Accademia di Brera dopo il liceo classico anche grazie agli stimoli del patrigno Alessandro Bertamini, pure lui pittore e caricaturista. Fu, come tanti, allievo di Giuseppe Bertini. La sua pittura fu dapprima influenzata da Mosè Bianchi e da Filippo Carcano.
Amico di Giuseppe Mentessi e Carlo Cressini, si trasferì a Verona per nove anni. Si stabilì poi a Milano. La sua pittura fu sempre di impostazione verista con un influsso diretto anche di Pietro Michetti. Fu soprattutto paesaggista. Viaggiò molto, sia sulle montagne ticinesi (Ambrì Piotta, Faido, Rodi) sia in Valle d’Aosta (Courmayeur, Chamonix) e in Val Chiavenna- Valtellina (Madesimo). Eppure, nonostante i lunghi soggiorni in montagna (che gli fornivano gli studi da poi rielaborare in quadri durante l’inverno), Belloni è conosciuto come “pittore delle marine”: Genova (Sturla), Noli, Forte dei Marmi, San Remo furono le sue mete più frequenti.

Compose anche ritratti sulla scia di Cesare Tallone e Antonio Mancini (Autoritratto, La sorella Antonietta) e qualche scena di genere (Torna a fiorir la rosa); spiccano comunque gli interni (Garofani, Interno). Fu presente alla Biennale di Venezia fin dall’apertura (1895); e una sala gli venne dedicata nel 1914. Sempre in quell’anno gli venne organizzata una grande personale alla Galleria Pesaro di Milano. Pittore “fortunato”, vinse numerosi premi. Con “Visione di pace” fu premiato di medaglia d’oro all’Esposizione nazionale di Brera. Nel 1918 con i “Nostri figli” conquistò l’ambito premio Principe Umberto. Le sue opere sono presenti in molti musei nazionali.
Fine conoscitore d’arte, collezionò quadri dell’800 ed oggetti d’antiquariato, che purtroppo sono andati distrutti nel bombardamento della sua casa milanese (1943).