Tavernari Ernesto

Esiste una linea fantastica nella pittura del secondo dopoguerra che corre in parallelo con una molteplicità di esperienze “altre”. È percorsa da artisti che hanno scelto di non scartare il reale dalle loro analisi bensì di trasfigurarlo in una poetica di sospensione dal tempo e dallo spazio.

Ernesto Tavernari, nato a Lucca nel 1911, ma ben presto trasferitosi a Milano dove frequenta l’Accademia di Brera, allievo di Achille Funi e dove stringe rapporti d’amicizia con artisti come Giacomo Manzù, Lucio Fontana, Aligi Sassu, Renato Birolli, si inserisce a pieno titolo in questo filone espressivo.

Per Tavernari spesso basta una semplice circostanza, uno spunto, un ricordo o uno stato d’animo particolare per far scattare attraverso insoliti percorsi del pensiero un meccanismo mentale alla riscoperta delle cose essenziali della vita.

La sua pittura è simile ad una favola dai colori chiari e squillanti, dai cieli tersi, dalle atmosfere sospese. Un’arte che allude alle cose, quelle stesse che nascono dalla coscienza mentre accadono nella memoria.

A partire dalla fine degli anni Ottanta e soprattutto nel decennio successivo Tavernari dàvita all’importante ciclo delle “Città magiche”, tema della mostra allestita fino al 20 ottobre alla Galleria La Colomba di Viganello, agglomerati urbani sognati e idealizzati in cui al grigiore senza speranza delle periferie, al non luogo di certi angoli remoti e depressi si sostituisce un mondo di delicata fantasia esaltato da colori morbidi, tenui, luminosi delle mai dimenticate origini toscane dell’artista e il fascino affrescale di una tecnica antica. Svincolate dalle inesorabili catene della logica queste architetture sbilenche, queste case stravaganti, queste chiese ridotte all’essenza di loro stesse, queste strade come filamenti che uniscono un punto all’altro, percorse da automobili improbabili, sovvertono le regole del tempo e dello spazio dando vita ad una realtà nuova, surreale, in cui prevale il gusto per una narrazione ironica e divertita, giocosa ma anche pensosa, attraversata a volte da un respiro malinconico.

Biografia di Ernesto Tavernari

 

Ernesto Tavernari nasce a Lucca il 16 gennaio 1911.Dopo aver trascorso l’infanzia in Liguria, negli anni Venti giunge a Milano. Qui inizia a collaborare con l’impresa di scenografie Bertini e Pressi e a lavorare come scenografo in importanti opere liriche.

 

Si iscrive all’Accademia di Belle Arti di Brera, dove segue le lezioni del pittore Achille Funi, e frequenta la Scuola d’Arte Superiore del Castello. A Milano trova un ambiente stimolante e aperto, che gli permette di confrontarsi con le esperienze e le sperimentazioni di altri artisti.

 

Negli anni Trenta e Quaranta collabora alla realizzazione delle scenografie per le più rilevanti opere del Teatro alla Scala ed esegue affreschi e interventi pittorici al Lido di Venezia, all’Eur di Roma, a Quartu Sant’Elena, a Solaro di Sanremo e alla Certosa di Chiaravalle. Nel 1939 viene invitato a partecipare alla Triennale di Milano.

 

Negli anni del secondo dopoguerra è molto attivo nel capoluogo lombardo, nel suo studio di via Emiliani, ed è impegnato sulla scena artistica della città a fianco di alcune delle figure più significative di quel periodo, tra cui Arturo Martini, Aligi Sassu, Giacomo Manzù, Lucio Fontana, Renato Birolli e Luciano Minguzzi.

A partire dagli anni Cinquanta la sua arte incomincia a ottenere importanti riconoscimenti attraverso mostre che suscitano il vivo interesse di galleristi e collezionisti in Italia e all’estero.

 

Il 1963 è l’anno della sua prima personale, che viene allestita da Carlo Cardazzo al Cavallino di Venezia.

Nel 1970 viene chiamato dal Comune di Milano a far parte della commissione acquisti per l’abbellimento di alcuni edifici pubblici della città. In questo contesto si occupa della riorganizzazione del mobilio antico delle sale del Castello Sforzesco.

 

Nel 1972 viene pubblicata a Firenze una sua monografia, presentata dai critici d’arte Alfio Coccia e Franco Passoni. Verso la fine degli anni Settanta la sua notorietà giunge anche all’estero; a conferma di questo vi è l’acquisto di una sua opera da parte del museo Kunstausstellung di Engen, in Germania. In questi anni realizza anche alcuni dipinti su piatti in ceramica di grandi dimensioni.

 

Del 1980 è la sua seconda monografia, pubblicata dalle Edizioni d’arte Ghelfi con una presentazione di Enzo Fabiani.

 

Nel 1996 crea le scenografie e le marionette del Mago di Oz per il Teatro delle Marionette di Gianni e Cosetta Colla. In questo periodo figura tra i dodici artisti testimonial che firmano alcuni esemplari dell’Alfa Romeo 156 ed è inoltre molto attivo in Canton Ticino nella realizzazione di affreschi e restauri per prestigiose ville.

Vince numerosi premi assegnati dalle più importanti rassegne nazionali e molti suoi lavori vanno a far parte di stimate collezioni pubbliche e private sia in Italia sia all’estero.

 

Sono numerose le gallerie, i musei e le istituzioni che negli anni ospitano le sue opere. Tra questi vi sono il Pater di Milano, l’Argentario di Trento, la Galleria del Ponte di Vicenza, il Museo di Lodi, il Mirteto di Firenze, la Galleria Ghelfi di Verona, lo Studio F22 di Palazzolo sull’Oglio, il Vantaggio di Roma, Lo Spazio di Brescia, l’Internazionale di Bergamo, lo Studio 71 di Palermo, solo per citarne alcuni. All’estero si ricordano il Vereniging di Rotterdam, la Boy Cott Art Gallery di Bruxelles e la Biblioteca Universitaria di Stato di Amburgo.

 

Molti sono anche i critici che gli dedicano scritti su quotidiani, riviste specializzate, cataloghi e monografie, tra cui Biscottini, Borgese, Budigna, Caiani, De Grada, Manzella, Marussi, Natali, Palazzo, Paloscia, Passoni, Toesca, Traversi, Venturoli, Villani.

 

Ernesto Tavernari si spegne nella sua casa-studio di Milano il 6 maggio del 2007, all’età di 96 anni.