Personale di Raimondo Sirotti

Personale di Raimondo Sirotti

Sabato 25 Settembre 2004 ore 17.30,
alla Galleria d’Arte “La Colomba” a Lugano Viganello, Via al Lido 9 con il patrocinio di
BANCA POPOLARE DI SONDRIO (Suisse);
si e’ inaugurata la mostra dedicata al pittore Raimondo Sirotti.
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Mimosa (2003) – olio su tela cm 120×60
Raimondo Sirotti
di Werther Futterlieb
“E’ un sentire oltre che un vedere. Uno sguardo animato dal sentire.”
Così si esprime, fra l’altro, Cesare Viel nel presentare Raimondo Sirotti le cui opere si possono ammirare dal 25 settembre fino al 24 ottobre nella galleria “La Colomba” a Viganello.
Anche questa volta i coniugi Galetti hanno fatto centro presentando un artista la cui forma non è più da dimostrare non foss’altro che per la presenza in mostre personali a Monaco di Baviera, Baltimora, Marsiglia, Bordeaux, Tolosa, Vancouver, Ottawa, Parigi, New York e Washington senza contare l’ottantina di gallerie che lo hanno ospitato in Italia dal nord al sud.
Lo si conoscerà meglio dando una sbirciatina alla sua biografia.
R. Sirotti nasce a Bogliasco, frazioni di Genova, il 25 settembre 1934. Il giorno dell’inaugurazione della mostra a Viganello, compierà quindi 70 anni e i Galetti sono quindi stati abili nello scegliere proprio quella data e quella ricorrenza.
Compiuti gli studi artistici a Genova presto irrompe nel panorama italiano dell’arte contemporanea. Nel 1955 espone a Roma alla Mostra nazionale di Arte Giovanile, vincendo pure un premio delle Belle Arti di Genova. Un anno dopo a Cesenatico conquista un premio attribuito da una giuria presieduta da Carlo Carrà.
Nel 1958 si trasferisce a Milano e nel 1960 tiene la sua prima personale con dipinti del periodo milanese. Nel 1966 insegna discipline pittoriche mentre 2 anni dopo ottiene la cattedra di pittura all’Accademia Ligustica di cui poi diventa vice-Direttore. Determinante per le sue scelte artistiche un libro di testo edito nel 1967 mentre dieci anni più tardi tiene a Baltimora uno stage per gli studenti del Visual Art Institute.
Ritorna a Bogliasco, si sposa e festeggia successivamente la nascita di Emanuela, Ilaria e Riccardo. Nel 1968 con una borsa di studio soggiorna in Inghilterra.
A partire nel 1971 la sua strada è tutta in discesa. Realizzò tutta una serie di lavori prestigiosi fra i quali spiccano gli arazzi per il ricostruito teatro Carlo Felice e l’affresco dell’abside della Basilica dell’Annunziata a Genova. Nel 1998 decora grandi navi ed in particolare quella della Grimaldi.
Due sue grandi tele vengono collocate nell’aereoporto Cristoforo Colombo a Genova. Nel 2002 realizza “L’adorazione dei magi” un trittico esposto alla Galleria Nazionale di Palazzo Spinola. Oltre alle tante mostre negli ultimi anni approfondisce lo studio della ceramica e del vetro.
Vive e lavora a Bogliasco e Genova dove dirige l’Accademia Ligustica delle Belle Arti.Quanto impressiona nell’opera del nostro è la sensibilità delle sue pitture mitigata dal piacere dello spirito. Ogni pittore dipinge con i colori e le luci entro cui vive. Sirotti ha la rara fortuna di vivere in uno dei più begli angoli del pianeta avendo il mare davanti e colli verdi e montagne azzurre alle spalle. La luce entro cui vive cambia ad ogni ora del giorno e ad ogni stagione: ora abbagliante di riflessi, ora grigio cenere sotto nubi mutevoli; e le foglie degli ulivi scintillano come metallo, sull’orlo di scogli quasi neri; e altre rocce di creta tenere e opaca, s’alzano a piombo da un mare trasparente, striato di turchese, che le riflette.
Possiamo immaginare che l’interno dello studio in cui dipinge sta in profonda relazione con l’esterno dal quale filtrano luci e ombre del giardino, mentre, più in là, appena fuori dal cancello, la linea della strada e la piazza del paese, il filo dell’orizzonte e le rocce a strapiombo del mare; in una parola: la Liguria. Come acutamente dice Cesare Viel nella presentazione della rassegna pittorica. Sostanzialmente Sirotti dipinge in presa diretta sulla natura del luogo in cui l’artista si è formato: terra delle aspre stagioni, panorami campestri come quelli di Morlotti e Rossì; terra baciata dal mare e avvolta nelle sue luci e trasparenze, per il veneziano Santomaso e per il veneto-romano Afro. Come suggerisce Maurizio Calvesi nella sua prefazione al catalogo.

Ma desta in noi grande meraviglia quanto Sirotti confessa.
Dice infatti che per la sua pittura fondamentale punto di partenza è la memoria che gli consente, partendo da fotografie scattate direttamente sui luoghi o da rapidi appunti visivi a matita o acquarello su piccoli fogli di carta. Prosegue nel discorso Cesare Viel che nella presentazione, afferma come, con questa accortezza, il dipingere viene dunque filtrato e attraversato dalla materia impalpabile e modificatrice della memoria.
E’ da questa zona di passaggio, di confine tra due realtà, tra la presenza fisica e l’elaborazione del ricordo, che si stratificano sulla tela con pathos e attenzione tutte le tonalità dei suoi colori: i verdi, i blu, i rossi, i gialli i grigi. Con calcolata casualità tutto si dispone su una superficie aperta che accoglie la pluralità dei sensi, non solo la vista ma anche l’olfatto e il tatto vengono stimolati. E’ un sentire, oltre che un vedere. Uno sguardo attraversato e animato dal sentire.
E’ qui che esperienza acquisita negli anni e senso dell’avventura, dell’ignoto, trovano il loro punto di contatto, la scintilla produttiva. La natura, la vegetazione, le rocce (le imponenti architetture geologiche delle montagne di marmo delle cave di Carrara sono un altro suo paesaggio ricorrente) producono immagini in continuo divenire.

A mio avviso quello che rende Sirotti straordinario e – oserei dire – ineguagliabile pur con tanti pittori che lo hanno preceduto sulla stessa strada, è il fatto che questo artista a tutto tondo, è ricorso a impossessarsi del colore limpido della sua terra e l’intrico smaltato dei suoi colori senza età. Guardando le sue tele vien fatto di vedere dietro di esse l’essenza di un discorso che abbraccia lo spazio che sta fra il reale e l’immaginario, tra la natura e il profondo senso della stessa.
E’ un linguaggio il suo, lirico sì, ma anche profondamente sensoriale.
Ognuno vi può leggere un significato e, generalmente, quello che al suo animo più aggrada. Questa è arte e invito all’introspezione.
Scegliamo a caso qualcuna fra le opere esposte a “La Colomba”, per esempio “Flora palustre”, olio su tela. Cosa vediamo?
Un balenìo di lampi cromatici dietro ai quali puoi sì vedere o immaginare la flora ma noti subito il senso della lontananza avventurosa che se ne sta andando non verso una palude, ma verso un infinito oltre al quale ti è lecito vedere lo spazio sconfinato nel quale vorresti rifugiarti. Impressiona per la potenza espressiva la congerie di marmi o pietre scolpiti nel quadro “Verticalità di una cava” Ma immediatamente non ti spingono verso il basso ma ti invitano ad andare verso l’alto alla ricerca della luce, dello spazio e della fantasia.
Spettacoloso cromaticamente è “Riflesso improvviso” che è un invito pressante a scendere nelle profondità di uno specchio d’acqua dove puoi trovare anche il colore ma nel contempo la spinta verso l’alto alla ricerca di questo spazio celeste dentro il quale poter trovare pace e serenità.

Ecco qualche esempio a caso della soggettività imperante nel visionare un’opera che quando è poi d’arte diventa più interpretabile.
Questo per dire che, a nostro modesto avviso, ogni opera pittorica deve recare seco la possibilità di essere interpretata a seconda degli stati d’animo, della propria cultura, del giusto del bel bello o magari anche dell’orrido, del senso dello spazio e della bellezza e rispetto della natura.
Raimondo Sirotti ci ha impressionato nel modo più totale.
Siamo letteralmente rimasti avvinti dal suo fraseggio, dalla straordinaria capacità di far dialogare aria, acqua, pietre, terra, marmi con la luce ed una sequela di colori che sembrano battiti di un’ala mentre si solleva verso il cielo. La sua pittura innalza e invita a guardare lontano abbandonando quella sensibilità intorpidita che è diventata merce comune di questo inizio secolo in fase di devastazione in nome degli interessi di gente aculturata, stupida prepotente e meschina. Ad immagine, per esempio, del padrone del vapore statunitense.
Sirotti è riuscito a librarsi in alto con i suoi pennelli e spatole che gli consentono sovrapposizioni cromaliche che confinano con l’invenzione. E’ un pittore che va visto ed al quale bisogna riservare un posto nel nostro spirito, nella mente e nella nostra coscienza.

Intelligente è stata la decisione della Banca Popolare di Sondrio (Suisse) di proseguire la collaborazione con “La Colomba” sponsorizzando la mostra e confermando in tal modo l’impegno culturale assunto da tempo con preveggenza e intelligenza.
Il mondo dell’arte ha bisogno di quelli che un tempo si chiamavano mecenati e che oggi sono stati declassati al rango di “sponsorizzatori” quando in fondo il compito è lo stesso. Altamente nobili perché consentono lo sviluppo della cultura e delle belle arti.
Vi sarà chi obietterà prendendo ad esempio il calcio che con cultura e belle arti ha poco da dividere idealmente. Ma questo nulla toglie alla validità dell’impegno degli istituti di credito che generosamente partecipano alla realizzazione di manifestazioni altamente culturali.