Fasce Gianfranco

Genova 1927


Gli anni cinquanta segnano il superamento della prima produzione dell’artista caratterizzata da una spontanea adesione al post impressionismo e tutta dedita alla resa delle suggestioni liriche nella loro aspra e radente essenzialita’ del paesaggio ligure. L’inserimento nella vita artistica milanese, lo porta intorno al 1950, e molto probabilmente per l’influsso degli amici Cassinari e Birolli a esiti vicini alle posizioni degli astratti-concreti; con opere decisamente geometrizzanti, partecipa nel Dicembre del 1951 a una collettiva di artisti genovesi organizzata dalla Galleria Numero di Firenze. Ma presto la sua vena piu’ intima, bene riconducibile alla nozione individuata da Roberto Tassi di “naturalismo di essenza” gli consente nelle due Mostre allestite al Milione nel 1954-55 presentate da M.Valsecchi, di trovare nuove attualità nel collegarsi alle esperienze del “naturalismo padano”.

E’ piu’ adesione di poetica che un’identita’ stilistica; ben presto la sua pittura ritrova accenti piu’ propri nella tavolozza piu’ aspra e risentita e, soprattutto, nella strenua opposizione delle forme alla dissipazione informale. Maurizio Calvesi nella sua presentazione alla Mostra del Milione del 1959, bene chiarisce il senso di questa sottile, quanto caparbia resistenza all’immagine:
“Un prender corpo insomma della forma: spogliata sì dell’ ingombro fisico e del suo significato pratico, ridotta fin quasi ad orma o flatus; e di qui, rigermogliante lentamente nel sentimento, tenacemente superstite, del suo spazio, del suo colore, della sua luce, secondo una nuova intensità e un nuovo colore di vita”. Una ricerca sempre sorretta da una rigorosa e severa “cernita spirituale” al cui attento vaglio sono sottoposti gli spessori cromatici della materia, le improvvise arditezze della luce, e le radicali “trasfigurazioni” degli oggetti del reale. Un “naturalismo estenuato” dunque, come nota Flavio Caroli, nella monografia dedicata all’artista nel 1970, collegato alla tradizione divisionistica ligure ed alla luminosita’ Mediterranea di De Staël.