Bonjour François

Cham (Zugo) 1948


Ho disegnato tanto e da sempre.
I miei primi veri dipinti risalgono agli anni 1964 -65.

Ho studiato al liceo artistico di Torino dove ero in contraddizione con il metodo d’insegnamento: poco disegno e poca informazione sull’arte moderna.

Adoravo, però, le sere nelle quali andavo nello studio del maestropittore Arduino, affreschista e pittore romantico molto conosciuto nell’ambito culturale torinese. Nel suo studio ho imparato figura e nudo, ad usare il carboncino (fusains), a disegnare anche le ombre.
Amo il bianco e nero. È l’inizio e la fine!

Ho conosciuto l’umiltà di fare e rifare lo stesso disegno fin che non riuscivo a rappresentare esattamente il modello
secondo i canoni accademici.

Però lo stimolo ad aprirmi a esperienze pittoriche più moderne si faceva sempre più forte! Avevo sempre più bisogno di guardare dentro, di scavare e indagare!

Il primo importante riconoscimento è stato l’avvenimento di una mostra a Vergiate (Italia) nel 1970, dove in giuria c’erano i pittori Guttuso e Bay.
Da quel momento, sotto sotto, ho capito che la pittura era entrata in me.

Sono arrivato a Lugano nel 1969, dove ho studiato e conosciuto personaggi importanti della cultura ticinese: dall’inizio Nag Arnoldi e poi Salvioni, Emery, Cotti a me più vicini e il critico Walter Schonenberger.

Dopo la mia prima personale alla galleria Tonino di Campione, presentata da Walter Schonenberger, ho sempre lavorato tanto e in solitudine ricercando una personale rappresentazione del mio vedere pittorico.

Ho avuto poche influenze artistiche pittoriche (e non) importanti, ma assorbite e integrate nel mio discorso logico e continuativo: un linguaggio di ricerca frenetica verso un modo espressivo che a poco a poco si sta delineando, non fermando ma creando una base importante per portare la ricerca verso un messaggio sempre più chiaro.

Ho sempre voluto, sin dall’inizio, che il mio lavoro riuscisse, pur tenendo conto di un certo tipo di fisicità, scatenare e cogliere l’attimo fuggente con immediatezza, precisione e semplicità pittorica.

Costruire un certo tipo di ‘presenza” fatta di luci, di linee forti e decise, a volte devastanti ma nel contempo a non rinunciare al lato poetico-umano e mediatico.

Ricercare sempre il perché del mondo e di me stesso, riflesso nel fruitore come un dialogo infinito, passando attraverso le mie opere.

‘Je n’ai jamais peint un tableau recent”
Man Ray, 1969

Un caloroso ringraziamento al professor Stefano Crespi che col suo aiuto e la sua acutezza critica ha saputo stimolarmi fin dal nostro primo incontro.